Il mestiere di muratore

il mestiere di muratore
il mestiere di muratore

I ferri del mestiere … poche cose per fare grandi cose … il racconto di un mestiere

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“Il mestiere di muratore” by Stefano C. Manservisi is licensed under a Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 3.0 Unported License.
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C’è chi non ci sta

Ieri mattina uscendo di casa la mia attenzione è stata catturata da una foglia secca …

secca ma ribelle ... by s:c:m:011
secca ma ribelle ... by s:c:m:011

Una foglia secca … che con l’aiuto di una folata di vento si è ribellata all’asfalto e alle linee diritte e certe … per un percorso incerto … lasciando però una traccia di sè …

Adesso non so dove sia finita quella foglia … a me è piaciuto fotografarla …

Stefano

Ghin Gon

Ghin-Gon

Il recupero architettonico cancella, assieme agli strati di polvere depositati dallo smog, anche l’opera del tempo. Modifica inevitabilmente anche la quarta dimensione architettonica: il tempo. 
“Ghin gon” è la stupita ed entusiasta trasposizione onomatopeica del suono dei campanili fatta da una bimba di poco più di un anno di età che riconosce nella immagine dei campanili gemelli della St. Peter Dom di Regensburg, il campanine della chiesa vicino a casa.
St Peter Dom, Regensburg (Germania), 2004.

Il Giardino di Orsola

orsola01Ovvero anche “delle foto di lavoro”. Non è la prima volta che mi cimento con la “fotografia operativa” o meglio con la “fotografia di cantiere”. Ma questa volta mi piacerebbe raccontare una storia dall’inizio. La storia di un progetto: Il Giardino di Orsola.

La storia di una piccola e umile architettura commemorativa.

La storia del Giardino di Orsola comincia proprio qui:

Il Giardino di Orsola coordinate
Il Giardino di Orsola coordinate

alla congiunzione tra il samoggia e il martignone, nella campagna “bassa” tra San Giovanni in Persiceto ed Anzola dell’Emilia, a pochi chilometri da Bologna

Originale, Elaborata o Gassata ?

MartOvvero del digitale e dell’analogico.
Che cosa è l’originale nella fotografia digitale? Possiamo considerare l’immagine che viene memorizzata sul supporto di memoria dalla fotocamera all’atto della ripresa come l’originale. Resta il fatto che è comunque difficilmente distinguibile da elaborazioni successive. Per esempio una immagine ripresa a colori poi trasformata in una immagine in toni di grigio è “originale” quanto la stessa immagine ripresa direttamete in B/N? E una immagine ripresa a colori e poi trasformata dal suo formato nativo in RGB? E allora se poi la stessa immagine viene elaborta modificandone luminosità e contrasto o addirittura elaborandone la mappatura del colore? Non sono forse anche queste immagini degli “originali” in quanto risultato della personale sensibilità dell’autore?
Ancora, come si devono considerare le immagini ottenute dalla semplice duplicazione dei file? Questo forse è il punto, in quanto non è prerogativa della fotografia digitale la elaborazione, anche in camera oscura si possono operare elaborazioni legate alla creatività personale del fotografo ma mentre nel sistema analogico/chimico ogni singola stampa è un singolo originale ottenuto dallo stesso negativo originale, nel processo digitale/informatico posso (quantomeno con maggiore libertà e disinvoltura) operare elaborazioni sequenziali e posso avere una proliferazione pressochè infinita di immagini gemelle. Forse l’originale è diventata più un concetto astratto che un oggetto fisico.
O forse, in fin dei conti, passando al sistema digitale, il concetto di “originale” viene a decadere per evolversi nel concetto di “originalità” più liberamente creativa.
Probabilmente queste sono speculazioni fini a se stesse ma è pur vero che il passaggio a strumenti di espressione digitale modificano sia l’approccio che gli esiti del linguaggio delle imagini…