ritratti di architettura

28 05 2003

power station - berlinSe è vero che le Case hanno un’anima allora possiamo dire che le fotografie degli edifici sono i ritratti delle architetture?
Il ritratto cerca di cogliere lo spirito, lo sguardo, l’anima, appunto, del soggetto.
E se il soggetto è un febbricato?

Il “fabbricato” in sè è un oggetto inanimato, e in quanto tale privo di anima. Ma se il fabbricato è anche una architettura?

Allore le questione da chiarire è: qundo uno spazio o un oggetto inanimato si possono definire come architettura?

Difficile, forse impossibile per me dare una risposta esauriente a questa domanda, sarebbe decisamente presuntuoso e poi non è questa la sede adatta.
Mi azzardo qui a tentare di esprimere come io posso rispondere limitatamente a quello che concerne l’ambito del mio modo di raccontare l’architettura per immagini.

Personalmente definisco uno spazio o un oggetto inanimato come architettura quando, per volontà della persona che li hanno progettati, oppure per l’usura del tempo e delle tracce di vita delle persone che vi sono passate, in essi si siano sedimentate scheggie dell’anima e della personalità di costoro. Quando queste scheggie sono riconoscibili allora è possibile parlare di ritratto anche per l’architettura.
Questo siglifica anche che si deve essere in grado di vederle, di percepirle e ciò non è sempre facile, a volte è impossibile e dipende anche dallo stato d’animo con il quale mi pongo di fronte agli spazi e agli edifici che di volta in volta e per i motivi più disparati mi incuriosiscono e mi stimolano a fotografarli. Addirittura a volte queste scheggie di anima compiono rivedendo una immagine ripresa quasi per caso o solo per mera documentazione didattica o professionale. Altre volte immagini scattate credendo di avere colto qualche scheggia sedimentata non riescono poi a restituirla come immaginavo.

Qui pubblico alcune delle immagini che in un modo o nell’altro mi hanno rivelato qualche scheggia di anima architettonica.

Non sono immagini sofisticate o tecnicamente “progettate” sono piuttosto delle istantanee, riprese al volo sulla base di sensazioni fugaci e poi elaborate con lo stesso spirito e con le poche conoscenze tecniche di cui dispongo





Il tempo

28 05 2003

BerlinoIo spazio fisico ha di tre dimensioni lineari, il tempo è la quarta dimensione.

Le quattro dimensioni assieme definiscono l’ambiente in cui viviamo.
Il tempo nelle fotografie perde la sua continuità.
Usare la fotografia per raccontare l’architettura significa utilizzare un linguaggio discreto per raccontare una realtà continua.
Usare la fotografia per raccontare l’architettura è quindi una astrazione e in quanto tale è del tutto personale e legata alla personalità di chi racconta ed alle suggestioni del momento che l’immagine isola dalla continuità spazio-temporale.




passioni

28 05 2003

Istituto tecnico a BerlinoE’ la passione per l’architettura e per la fotografia che mi spinge a pubblicare le mie fotografie di architettura e di ambiente.
E la pssione mi pare una motivazione sufficiente per espormi!





racconti

27 05 2003

Centro Commerciale Berlino

Ogni linguaggio ha i suoi racconti e la fotografia può essere un linguaggio per raccontare l’architettura e l’ambiente in cui viviamo o che ci troviamo ad attraversare. Alcune delle immagini di questo blog sono un semplice racconto di viaggi attraverso luoghi più o meno lontani. Intendendo la lontananza sia in senso fisico che culturale.
Sono in sostanza appunti di viaggio, sensazioni e siggerimenti che mi hanno incuriosito.





architettura e fotografia

27 05 2003

Edificio per uffici a BerlinoLa prima è diventata la mia professione e la seconda mi serve per raccontare la prima. Raccontare le sensazioni e i suggerimenti che colgo osservando l’amiente costruito e non: l’architettura degli edifici e degli spazi; l’architettura voluta e l’architettura involontaria